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Vigilanza - Ambienti Acquatici

GLI AMBIENTI ACQUATICI E LA FAUNA ITTICA

Nello svolgere l’attività di vigilanza le G.G.P.I. volontarie si trovano continuamente a contatto con i vari ambienti acquatici di cui, se ne diventano attenti osservatori, possono registrarne ogni variazione che può determinare più o meno significative ripercussioni sulla fauna ittica presente.
Quindi una conoscenza, seppur di larga massima, degli ambienti acquatici, a partire dalla loro costituzione e dei fenomeni  che possono modificarne lo status, diviene elemento necessario per una attività di vigilanza  che non voglia limitarsi al solo controllo del corretto esercizio della pesca.
Si ritiene quindi opportuno fornire alcuni elementi di conoscenza che possono in qualche misura richiamare l’attenzione degli addetti al fine di farne oggetto di segnalazione nel rapporto giornaliero di servizio in modo tale da costruire, nel tempo, una  sorta di diario al quale rifarsi in occasione di un evento che si è prodotto e sul quale potrebbero esserci difficoltà ad individuarne le cause.
In pratica l’annotare sul foglio di servizio lo stato delle acque, comportamenti “strani” della fauna ittica, valutazioni in ordine alle più o meno frequenti catture di talune specie ittiche, possono concorrere a scrivere una sorta di storia del corso d’acqua oggetto di vigilanza e quindi fornire elementi utili ad eventuali interventi  quali, ad esempio, la ricostituzione del patrimonio ittico danneggiato da un evento.
A tal fine appare per quanto possibile necessario cercare di avere una certa cognizione sulla costituzione di tali ambienti.
Gli ambienti acquatici sono quelle parti di territorio nelle quali è presente, in volumi più o meno consistenti, l’acqua.
L’acqua, elemento indispensabile per la vita della fauna ittica e non solo,  ha varie caratteristiche che, a loro volta, determinano la presenza e le funzioni vitali delle diverse specie ittiche.
La qualità dell’acqua, per il suo potere solvente nei confronti di sali minerali e/o di composti liquidi, a volte favorito  dal variare delle temperature, diventa quindi l’elemento determinante a rendere più o meno ospitali gli stessi.
Particolare importanza per ogni ambiente acquatico assume il volume della stessa (superficie e profondità ) nel caso ci si trovi di fronte a laghi o bacini chiusi, o la portata nel caso di torrenti, fiumi e laghi laddove siano presenti immissari ed emissari.
Altra componente che va ad influenzare gli ambienti acquatici è l’andamento meteorologico sia in ordine alla piovosità che alla evaporazione determinata, come noto dalla temperatura.
Nei fatti il ciclo naturale dell’acqua, con la evaporazione e la successiva ricaduta sotto forma di pioggia, neve o grandine, determina in modo rilevante le condizioni degli ambienti acquatici che sono in grado di ospitare la fauna ittica.
I pesci che popolano i vari ambienti acquatici hanno in primo luogo bisogno di svolgere le loro funzioni vitali a partire dalla respirazione. Questa è possibile se l’ambiente acquatico ha la possibilità di fornire ossigeno in quantità sufficiente alle necessità della singola specie ittica.
Quindi la più o meno consistente presenza di ossigeno nell’acqua (corrente o ferma) favorisce la presenza di specie più ( esempio trote) o meno esigenti ( carpa ) dello stesso. 
Altro elemento fondamentale  alla vita dei pesci è quello relativo alla disponibilità di elementi nutrizionali e  quindi in proposito intervengono anche le modalità tramite le quali i pesci  si procurano gli stessi  e come l’ambiente circostante il fiume od il lago può concorrere a renderli disponibili in quantità sufficienti per la popolazione presente e quella derivante dalla fase riproduttiva di ogni specie (in ambienti chiusi la mancanza di sufficienti elementi nutrizionali determina il cosiddetto nanismo).
E’ evidente quindi che il rapporto “ambiente acquatico- fauna ittica”  deve essere in costante equilibrio perché venendo meno lo stesso i pesci ne subiranno le conseguenze che, a seconda delle cause che lo hanno determinato, potranno avere ricadute (morìe) in termini di numero o di specie.
Esempio: l’eccessivo innalzarsi della temperatura può dar luogo ad un abnorme sviluppo algale con conseguente sottrazione di ossigeno mettendo a rischio le specie più esigenti.
Oppure lo sversamento di liquidi  o materiali che vadano a modificare il PH (aumentando l’alcalinità o l’acidità) può similmente produrre stati di difficoltà sino a sfociare in vere e proprie  morie. Laddove la variazione sia permanente l’effetto prodotto può essere quello della scomparsa di alcune specie prima presenti.
Queste sono modificazioni indotte da processi chimico-fisici che producono i cosiddetti inquinamenti.
Ci sono tuttavia anche altre modificazioni che possono intervenire sulla popolazione acquatica e che spesso non sono attentamente valutate in fase di progettazione e di realizzazione di opere cosiddette in “alveo”.
Queste sono rappresentate dalle escavazioni, dalle sistemazioni delle sponde (arginature dei fiumi e dei torrenti -cosiddetta canalizzazione-) dalle briglie, dalle derivazioni, dalle dighe di contenimento per la realizzazione di invasi ecc..
Interventi questi ultimi che, seppur non dando luogo a “morìe”,  producono modificazioni degli ambienti acquatici tali da avere dirette conseguenze sulle popolazioni ittiche sia in termini di numero che di specie.
E’ quindi importante vigilare   affinché nel corso della realizzazione di tali opere, oltre che accertarne la preventiva autorizzazione, siano state osservate le eventuali prescrizioni a tutela della fauna ittica nel senso di non danneggiarne lo svolgimento di tutte le funzioni ed in particolare quella riproduttiva.
Segnalare per tempo l’inizio di interventi che possono sconvolgere la naturalità di certi luoghi può consentire di assumere iniziative tese a contrastarli o, quanto meno, a renderli meno impattanti.
Ne consegue che ogni modificazione che interviene negli ambienti acquatici e che produca   morìe di fauna ittica occorre che venga segnalata tempestivamente alle Autorità preposte (ARPA, Polizia Provinciale, Procura) fornendo tutti i dati possibili e cercando di individuarne le eventuali origini. A tal proposito si allega un fac-simile di scheda segnaletica che potrà tornare molto utile al momento dell’intervento dei tecnici delle Autorità preposte.
Opportuna anche una azione preventiva nel senso di segnalare eventi che, pur non producendo effetti immediati, si ritiene, a ragion veduta, che nel tempo abbiano effetti negativi sulla popolazione ittica.
In relazione a ciò le Sezioni Provinciali dovrebbero mettere a disposizione delle G.G.P.I. e o ambientali, che dovrebbero farsi carico della loro lettura, le Carte Ittiche ed i Piani Provinciali Ittici, laddove previsti, e altre pubblicazioni attinenti al tema redatte da Province e Regioni e dalla stessa Federazione, al fine di avere una cognizione compiuta dei corsi d’acqua che frequentano e delle problematiche esistenti in ordine alla tutela ed incremento delle varie specie di fauna ittica negli stessi presente.

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6.  Procedure per il rilascio del decreto di G.G.
7.  Legge 11/08/1991, n. 266 – Legge quadro sul volontariato
8.  Domanda di rilascio del decreto di G.G.
9.  Domanda di rinnovo del decreto di G.G.
10.  Iscrizione al Registro Regionale
11.  Norme di comportamento
12.  Ambienti Acquatici
13. Scheda di rilevamento morìa di ittiofauna
14. Fac-simile richiesta autorizzazione divisa/uniforme
15. Modalità operative
    -  Verbalizzazione illeciti amministrativi
    -  L'attività di Vigilanza
    -  Normativa in materia di pesca
    -  Competenze amministrative in
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16. Consulta l'ALBO G.G.V.

 

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